Daniele Pucci stava facendo ricerca all’IIT quando ha capito che i robot che studiava potevano diventare prodotti. Non prototipi da laboratorio, ma macchine che lavorano in un magazzino, in una fabbrica, in una corsia ospedaliera. Per trasformare quella ricerca in un’azienda aveva bisogno di stare vicino al laboratorio da cui era uscita. È rimasto agli Erzelli.
Nel 2024, Generative Bionics nasce come spin-off dell’Istituto Italiano di Tecnologia con sede al Parco Scientifico e Tecnologico di Erzelli. In meno di due anni ha raccolto 70 milioni di euro, ha presentato GENE.01 al CES di Las Vegas e a giugno 2026 porta i suoi robot in America.
Cosa fa esattamente
Generative Bionics sviluppa robot umanoidi basati su quello che l’azienda chiama “Physical AI”: intelligenza artificiale progettata per interagire con il mondo fisico, non solo con i dati. I robot sono pensati per settori dove il lavoro manuale è ripetitivo e ad alto rischio: manifatturiero, logistico, sanitario.
Non è fantascienza applicata. È ingegneria robotica avanzata con un mercato già identificato: le aziende cercano soluzioni per ridurre il rischio su attività che le persone non vogliono più fare. GENE.01 è la risposta concreta.
Il legame con il campus
La storia di Generative Bionics non sarebbe possibile senza il Center for Human Technologies dell’IIT, il centro di ricerca che da anni lavora agli Erzelli su tecnologie per la salute, la riabilitazione e l’interazione uomo-macchina. È da quel lavoro che è nata la base scientifica dell’azienda.
Oggi Generative Bionics occupa spazi propri al parco, a poche centinaia di metri dall’IIT-CHT. I prototipi vengono sviluppati e testati qui. Quando l’azienda andrà in America a giugno, porterà una tecnologia costruita su questa collina.
Per GHT, la storia di Generative Bionics risponde a una domanda precisa: cosa succede quando università, centri di ricerca e aziende condividono lo stesso luogo? La risposta, in questo caso, vale 70 milioni di euro.
Cosa c’è dopo
Il piano di Generative Bionics prevede l’industrializzazione della produzione a Genova. Lo stabilimento produttivo resta in Italia. La città che ha visto nascere la ricerca potrebbe diventare anche il posto dove i robot vengono fabbricati in serie.
La storia non è finita. È agli inizi.