Prima delle aziende, dei laboratori e dei cantieri, sulla collina degli Erzelli c’erano 40.000 container vuoti. Un deposito sopra l’aeroporto, in una delle posizioni più panoramiche della città.
Carlo Castellano ci vide un’altra cosa: il luogo dove Genova poteva costruire il proprio futuro tecnologico, come la Francia aveva fatto a Sophia-Antipolis. Nell’aprile del 2003 fondò Genova High Tech S.p.A., riunendo 60 tra imprenditori e manager genovesi, e ne assunse la guida come Presidente e Amministratore Delegato per avviare il progetto.
Non era la prima volta che partiva da zero. Professore associato alla Facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Genova, poi Direttore Pianificazione Studi e Sistemi Informativi del Raggruppamento Ansaldo, alla fine degli anni Settanta costituì l’Archivio Storico Ansaldo (oggi Fondazione Ansaldo), riunendo la più importante documentazione sull’impresa a partire dalle origini, nel 1854. All’inizio del 1980 avviò una nuova divisione del gruppo, l’Ansaldo Elettronica Biomedicale, poi divenuta Esaote: in dieci anni diventò un leader internazionale nella diagnostica per immagini, e nel 1994 fu privatizzata attraverso un management buy-out tra i primi del genere in Italia.
C’è un filo che tiene insieme questi passaggi: dare forma stabile a ciò che ancora non esiste. Un archivio che diventa fondazione, una divisione aziendale che diventa un’impresa globale, un deposito di container che diventa il progetto di una collina della tecnologia.

Quel progetto oggi ha la forma che il suo fondatore aveva immaginato: venti aziende tech insediate, il supercalcolatore Franklin operativo dal 2020, la Scuola Politecnica dell’Università di Genova in costruzione, un investimento complessivo di circa 1,5 miliardi per lo sviluppo.
E il filo della formazione continua altrove. Dal 2020 Castellano presiede Alpim, oggi Alpim Fondazione per i Minori ETS, che ha lanciato il progetto di un Liceo Tecnologico Sperimentale nell’area Facchini, in Valpolcevera, in uno stabilimento abbandonato da tempo dalle Ferrovie dello Stato. Un’altra area dismessa, un’altra scommessa sul futuro.