L’Università di Genova ha un nuovo rettore. Il 3 luglio Antonio Uccelli, neurologo di 61 anni e già direttore scientifico dell’IRCCS Ospedale Policlinico San Martino, ha vinto il ballottaggio con 942,21 voti contro gli 844,82 di Michele Piana, al termine di una tornata con affluenza record, vicina al 90%. Si insedierà il 1° novembre 2026, con un mandato che arriva fino al 2032.
La parola che ha scelto per il suo mandato è «Condivisione». Uccelli descrive un ateneo da ricucire, «lacerato», dove il personale tecnico, bibliotecario e sociosanitario e quello docente si guardano con diffidenza, e riparte dall’ascolto: «Userò il metodo che ho applicato al San Martino, che ha funzionato: solo coinvolgendo tutti si possono ottenere risultati». Lo stesso principio vale oltre le mura dell’università. L’ateneo, dice, deve essere «guida di un territorio», «di riferimento anche per le istituzioni e per il mondo imprenditoriale», capace di «trasferire conoscenza e tecnologia».
È qui che il nuovo rettore ha parlato degli Erzelli, ribaltando la lettura più diffusa del progetto:
«È una sfida, ma anche un’opportunità per un cambio di passo su un’iniziativa che oggi viene vista solo come lo spostamento di quattro Dipartimenti e, da qualcuno, come un’operazione immobiliare. Per me è un’opportunità per creare un campus innovativo dove mettere assieme le aziende che si occupano di scienze della vita, l’IIT e quello che io ritengo un’enorme opportunità e un sogno, il Centro di Medicina Computazionale vicino al nuovo ospedale. Tutto questo apre a scenari importantissimi, con la possibilità di attrarre investimenti su quello che, dal mio punto di vista, potrebbe essere il primo centro di ricerca di questo tipo con competitività internazionale.»
È una descrizione che al Great Campus suona familiare, perché in parte è già realtà. L’IIT lavora sulla collina. Le scienze della vita hanno qui un radicamento consolidato. Il nuovo ospedale del Ponente, con la sua ricerca, è tra i prossimi tasselli. Il «campus innovativo» che Uccelli immagina non parte da zero: è quello che agli Erzelli sta prendendo forma, letto da chi arriva dal cuore della ricerca biomedica genovese.
Uccelli non chiede di ricominciare da capo. «Non è necessario strappare le pagine della storia da cui proveniamo», ha detto. «È soltanto necessario provare a scrivere meglio quelle che ancora devono essere scritte». Per il campus degli Erzelli, dove la Scuola Politecnica e il trasferimento di Ingegneria porteranno migliaia di studenti, è il punto esatto: una storia lunga vent’anni che entra ora nel capitolo in cui ricercatori, imprese e studenti la abitano davvero.
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