“La prima cosa che fa quando arriva a un incontro importante è presentare il parco. Come lo descrive?”
Cerco di non usare la parola “campus”. Non descrive quello che siamo. Un campus ti fa pensare all’università, ai prati, agli studenti. Noi siamo un parco scientifico e tecnologico: un posto dove Ericsson fa ricerca sulle reti 5G, IIT sviluppa robot per la riabilitazione, Generative Bionics costruisce umanoidi che vanno al CES. Sono cose diverse.
“Il pregiudizio più diffuso sugli Erzelli è che sia un progetto bloccato. Da dove viene?”
Viene dai vent’anni di storia precedente, in cui molto è stato annunciato e poco realizzato in modo visibile. Capisco perché la città l’abbia pensato. Ma oggi la situazione è diversa: c’è un cantiere aperto dal settembre 2024, c’è un appalto da 144 milioni aggiudicato, c’è AMCO che garantisce la continuità finanziaria. Il problema è che questa realtà non è comunicata. Le persone che lavorano a Genova spesso non sanno nemmeno dove sono gli Erzelli. Non lo sa un genovese su due.
“Cosa ha cambiato l’ingresso di AMCO?”
AMCO porta risorse finanziarie e patrimoniali che ci consentono di ragionare nel medio e nel lungo periodo. Prima non era possibile. Adesso sì. Non è un elemento da sbandierare nella comunicazione esterna, ma è la premessa concreta di tutto quello che sta succedendo.
“Come selezionate le aziende che si insediano?”
Non entriamo in tutti i settori. Se domani Unicredit volesse venire, avremmo seri dubbi. Non perché non sia un’azienda seria, ma perché non appartiene alla logica di questo posto. Qui devono stare aziende tech, media, ricerca applicata, innovazione. La coerenza del parco è un valore, non una limitazione. Un’azienda tecnologica che sceglie gli Erzelli sceglie di stare accanto a IIT, a Ericsson, a Siemens. Quella prossimità vale qualcosa. Vale molto di più di un affitto leggermente più basso da un’altra parte.
“C’è un momento nella storia del parco di cui è particolarmente orgoglioso?”
Quando l’Università di Genova ha deciso definitivamente di insediarsi acquistando l’area e attivando il cantiere. Non è stata una cosa automatica. È stato il risultato di anni di lavoro. Se l’università non fosse arrivata, il parco sarebbe rimasto a metà. Quella decisione ha sbloccato tutto.
“Tra dieci anni, com’è Erzelli?”
La Silicon Valley del Nord Italia. La chiamo anche Silicon Hill, volendo. Non voglio essere Milano, non potremmo esserlo. Ma voglio che Erzelli abbia una sua identità chiara: il posto dove, in Italia, succedono le cose più interessanti nel campo della tecnologia e della ricerca. Questo è l’obiettivo. Adesso bisogna raccontarlo.