Perché CDP Venture Capital ha scommesso su Generative Bionics: il racconto dell’investitore, con GENE.01 nella stanza

Il podcast europeo Raising Europe ha registrato una puntata nella sede di Generative Bionics a Genova, con l’amministratore delegato Daniele Pucci e Alessandro Scortecci di CDP Venture Capital, il primo investitore della società. Si parla di cosa ha convinto CDP a puntare sull’azienda, della prova che il team doveva superare e di cosa viene adesso: i primi robot ai clienti, una fabbrica di umanoidi, un organico che a fine 2027 dovrebbe arrivare a circa 200 persone.
Cover Venture Capital ha scommesso su Generative Bionics

Il 23 ottobre Raising Europe, il podcast in cui il giornalista Tom Guinness intervista fondatori e investitori della tecnologia europea, ha pubblicato una puntata registrata nella sede genovese di Generative Bionics. Al tavolo c’erano Daniele Pucci, amministratore delegato e cofondatore della società di robotica umanoide, e Alessandro Scortecci, responsabile degli investimenti diretti di CDP Venture Capital, il fondo che ha sostenuto l’azienda prima ancora che esistesse e ha guidato il round da 70 milioni di euro chiuso a dicembre 2025.

La puntata di Raising Europe, in inglese. La dimostrazione di GENE.01 è al minuto 5. Fonte: Raising Europe

Cosa ha visto l’investitore

Pucci ha raccontato il momento in cui ha deciso di uscire dal laboratorio. Era il 2022: la Cina investiva molto sulla robotica umanoide, a lui arrivavano offerte da aziende cinesi, e negli Stati Uniti diversi ricercatori lasciavano i centri di ricerca per fondare imprese. Fra questi Jerry Pratt, che anni prima aveva portato la sua lettera di raccomandazione all’IIT e che era diventato direttore tecnico di Figure AI. Pucci ha capito che la tecnologia sviluppata dal suo gruppo, senza un passo in avanti, sarebbe diventata vecchia in due o tre anni. Da lì è partito il trasferimento tecnologico.

Scortecci ha spiegato che CDP Venture Capital finanzia molti spin-off, ma raramente di questa dimensione. A convincere il fondo sono state tre cose: un gruppo tecnico con quindici o vent’anni di lavoro alle spalle, quindi esperienza e non solo brevetti; la presenza nel gruppo dei fondatori di un imprenditore, Davide Scaramuzza, oggi presidente esecutivo; l’attenzione alle applicazioni industriali fin dal primo giorno.

Il primo passo l’ha fatto RoboIT, il polo di trasferimento tecnologico che CDP dedica alla robotica e all’automazione industriale. Nella rete del fondo i poli verticali sono sei, e finanziano i progetti dei centri di ricerca a partire dalla prova di concetto, prima ancora dell’investimento pre-seed. Con Generative Bionics il percorso è stato lo stesso, su scala più grande. Al round da 70 milioni hanno partecipato, con il fondo AI di CDP Venture Capital e RoboIT, anche AMD, Duferco, Eni Next e Tether. Per Scortecci in una società di robotica servono fin dall’inizio investitori industriali: chi conosce le fabbriche aiuta a disegnare il prodotto, chi fa i processori aiuta a dimensionare il calcolo.

La prova del tempo

Alla domanda su cosa dovesse dimostrare il team, Scortecci ha indicato una cosa sola: passare dal ritmo della ricerca a quello della produzione industriale. Secondo il suo racconto, la squadra è partita da zero a gennaio e a luglio aveva un prototipo che camminava davanti all’amministratrice delegata di AMD, Lisa Su, dopo quattro o cinque cicli completi di progettazione in sei mesi.

Durante la registrazione il prototipo è entrato nella stanza. Pucci ha mostrato la pelle sensorizzata che lo ricopre, capace di sentire il contatto e la vicinanza di una persona, e l’ha indicata come la capacità che permetterà agli umanoidi di lavorare accanto alle persone.

Una piattaforma, tanti robot

Il nome dell’azienda viene dal suo metodo. Di solito un robot lo progetta chi si occupa di meccanica, e poi passa a chi sviluppa l’intelligenza artificiale: il risultato, per Pucci, è spesso un braccio troppo pesante per sollevare una scatola o un peso distribuito male per camminare. Generative Bionics progetta insieme il corpo e il controllo del robot, con metodi generativi vincolati alla biomeccanica umana. Per Fincantieri, ha spiegato, in poche ore si può stabilire il materiale più adatto e la distribuzione dei pesi per lavorare in un cantiere navale.

GENE.01 è una piattaforma modulare da cui nascono robot diversi per lavori diversi. Durante la puntata accanto al modello base c’era la versione saldatrice sviluppata per Fincantieri, già diversa anche nell’aspetto esterno. Il prossimo passo, per Scortecci, è proprio quello: portare il robot a saldare dentro lo scafo di una nave nei prossimi mesi. Dopo la cantieristica l’azienda guarda a tre settori: sorveglianza, logistica e manifattura, sanità.

C’è anche una questione di filiera. Pucci ha spiegato che un’azienda di robotica produce tre cose (robot, modelli di intelligenza artificiale e dati) e che ognuna ha la sua catena di fornitura. Non tutto si può controllare in Europa. Per lui l’Italia deve tenere due pezzi: l’origine e l’addestramento dei dati e la certificazione di sicurezza dei robot. «Non dobbiamo vedere i robot umanoidi come un prodotto: sono infrastruttura tecnologica continentale», ha detto.

Le persone e la fabbrica

Oggi quattro persone su dieci in Generative Bionics hanno un dottorato, e l’età media è di 36 anni. Circa una su cinque lavora nelle funzioni operative (personale, finanza, salute e sicurezza), una su dieci nello sviluppo commerciale e nel marketing, le altre in meccatronica e intelligenza artificiale. L’azienda prevede di arrivare a circa 130 persone a gennaio 2027 e a circa 200 alla fine dello stesso anno, crescendo soprattutto sul lato commerciale e su quello delle operazioni: assistenza dopo la vendita, manutenzione, centri di controllo per i robot installati.

Accanto alla Data Factory annunciata il 21 ottobre, Pucci ha confermato il progetto di una fabbrica di umanoidi, che l’azienda vuole costruire in proprio. Un robot umanoide, ha detto, sta a metà fra un telefono, un’automobile e una lavatrice, e il modo di produrlo va ancora inventato: per questo Generative Bionics vuole tenere la produzione in casa.

Il capitale che manca

L’ultima parte della puntata riguarda i soldi. Secondo Scortecci in Italia ci sono circa mille miliardi di euro di capitale istituzionale investibile, fra assicurazioni e fondi pensione, e negli ultimi cinque o sei anni ne sono andati al venture capital italiano circa 250 milioni. Per lui il problema delle startup europee non è la mancanza di ambizione: manca il capitale nella fase in cui un’azienda deve crescere. Pucci ha confermato che per i prossimi passi servirà altro capitale, anche per l’infrastruttura di calcolo con cui addestrare i modelli.

Nelle domande finali Guinness ha chiesto a entrambi una richiesta per i governi europei. Scortecci: comprare dalle startup europee. Pucci: scrivere insieme le regole per la nuova generazione di robot.

Leggi anche: Generative Bionics costruirà in Italia la sua prima fabbrica di dati →

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