Il 21 ottobre Generative Bionics ha presentato a CES Unveiled Milan, la tappa milanese del Consumer Electronics Show di Las Vegas, il progetto di una Physical AI Data Factory: una rete di tre centri in cui addestrare i robot umanoidi prima che entrino negli stabilimenti dei clienti. Il primo sarà in Italia e avrà una superficie di cinquemila metri quadri. I lavori partono adesso e l’apertura è prevista nel quarto trimestre del 2027. Gli altri due nasceranno in un secondo Paese europeo e fuori dall’Unione europea, per i mercati globali. L’annuncio l’ha fatto Daniele Pucci, amministratore delegato della società di robotica umanoide che ha sede agli Erzelli.
Le cifre danno la scala del progetto. Per i tre siti, ha scritto Pucci su LinkedIn, Generative Bionics prevede di investire fino a 2 miliardi di dollari. Il round con cui l’azienda ha finanziato i primi passi, chiuso a dicembre 2025, valeva 70 milioni di euro.
Il problema da cui parte tutto riguarda i dati. Un modello di intelligenza artificiale che scrive testi impara da miliardi di pagine che esistono già in rete. Un robot che deve lavorare in un capannone non ha un archivio equivalente: nessuno ha registrato su larga scala come si afferra un pezzo, quanta forza serve per stringere un bullone, cosa fare quando una persona si avvicina. Sullo stesso palco Keith Strier, vicepresidente di AMD per i mercati dell’intelligenza artificiale, ha dato la misura della distanza: oggi sono disponibili fra uno e sei milioni di ore di dati di questo tipo, per addestrare bene i robot ne servirebbe circa un miliardo.
La Data Factory serve a produrli. Nel primo centro vengono ricostruiti ambienti industriali scelti insieme alle aziende partner, e lì flotte di GENE.01 svolgono compiti veri in modo continuativo. Ogni gesto genera dati: immagini, movimento, contatto, forza, prossimità, temperatura, interazione con le persone. Una parte arriva dalla pelle sensorizzata che ricopre tutto il corpo del robot. Ogni ambiente viene poi ricostruito anche come gemello digitale, una copia virtuale su cui lo stesso compito si ripete in migliaia di varianti: disposizioni diverse, oggetti e materiali diversi, condizioni di lavoro e guasti che sarebbe impossibile riprodurre a mano. I modelli che superano le prove in simulazione tornano sui robot reali, e i dati delle nuove prove alimentano il ciclo successivo. Pucci la descrive come una replica del mondo, «fisicamente e digitalmente», per addestrare i robot prima che ci entrino.
Il video con cui Generative Bionics ha presentato la Data Factory. Fonte: Generative Bionics
Per un’azienda che vuole usare GENE.01 la conseguenza è pratica. Il robot viene configurato e verificato sull’ambiente specifico del cliente prima di arrivarci: percezione, controllo dei movimenti, comportamento di sicurezza, esecuzione del compito. Una volta installati, i robot continuano a raccogliere dati che tornano negli addestramenti successivi. Nella Data Factory i dati vengono anche resi anonimi e astratti, per costruire modelli dedicati ai singoli settori. Accanto all’infrastruttura di calcolo lavoreranno le squadre di robotica, intelligenza artificiale e ingegneria dei dati dell’azienda, che seguiranno il percorso dai dati grezzi dei sensori fino ai modelli installati sui robot.
AMD è dentro il progetto dall’inizio. Ha investito in Generative Bionics con AMD Ventures già nel round di dicembre 2025, i suoi processori sono a bordo di GENE.01 e i suoi sistemi Helios saranno l’infrastruttura di calcolo della Data Factory. Secondo Pucci è stata la partnership a permettere di fissare l’apertura a fine 2027: dà accesso anticipato a componenti che, con la produzione di AMD già impegnata, altre aziende rischiano di attendere fino al 2030.
C’è poi una questione di controllo. I robot che lavorano in fabbriche, magazzini e cantieri raccolgono informazioni sui processi produttivi e sulle persone che hanno intorno. Per Generative Bionics quei dati, i modelli addestrati su di essi e le competenze per gestirli devono essere prodotti e verificati in Europa. Pucci lo spiega così: con l’intelligenza artificiale che si muove nel mondo reale, la sovranità digitale «sta diventando fisica», perché passa dai componenti dei robot e dai dati con cui imparano.
Il motivo per cui servono robot capaci di imparare in fretta è lo stesso che Pucci aveva indicato a Fly Me To The Moon: la popolazione. Entro il 2050 l’Italia perderà circa un quinto delle persone in età lavorativa, da 37 a 30 milioni. Nella lettura di Generative Bionics i robot occuperanno posti che altrimenti resterebbero vuoti.
La Data Factory si aggiunge agli accordi industriali dei mesi scorsi: l’alleanza con Fincantieri per un umanoide saldatore nei cantieri navali e il protocollo d’intesa firmato con Eni il 30 settembre, che tra le altre cose prevede di valutare l’uso del calcolo ad alte prestazioni di Eni per addestrare i modelli di GENE.01. La città che ospiterà il primo centro italiano non è ancora stata indicata.
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