Per dare al legno una forma curva oggi si segue una di due strade. La prima passa da trattamenti che richiedono molta energia e che possono alterare le proprietà meccaniche del materiale, rendendolo meno durevole. La seconda è quella del compensato e del legno lamellare: strati sottili incollati con adesivi derivati dall’industria petrolchimica. Quelle colle inquinano e rendono il prodotto finito non biodegradabile, quindi difficile da smaltire a fine vita.
Il gruppo Smart Materials dell’IIT, coordinato da Athanassia Athanassiou, vicedirettrice scientifica dell’Istituto, ha lavorato su una terza possibilità. Al centro c’è il Cyrene, un solvente green ricavato dalla cellulosa, cioè dalla sostanza che forma le pareti delle piante. Mescolato con l’acqua, agisce sulle parti non cristalline del legno (la lignina e l’emicellulosa) e sulle fibre di cellulosa, senza modificarne la struttura interna. I ricercatori ne hanno studiato l’effetto a livello molecolare.
Il legno viene impregnato con la miscela e diventa più morbido. A quel punto si piega nella forma voluta e si lascia asciugare: l’asciugatura fissa la nuova geometria. Le proprietà meccaniche tornano quelle di partenza e nel pezzo non entra nessuna sostanza petrolchimica, per questo a fine vita resta biodegradabile. Con un secondo trattamento lo stesso pezzo può tornare alla forma originale, o prenderne una diversa.
Finora la sperimentazione ha riguardato fogli sottili, fra 1 e 5 millimetri di spessore, di legni usati nel modellismo e in falegnameria. Il principale è il tiglio; accanto ci sono balsa, noce Bahia, okoumé e frassino. Per lavorare pezzi più grandi servono impianti industriali.
Il punto di partenza, per chi ha condotto la ricerca, è che il legno ha già tutto quello che serve a un materiale da costruzione di oggi: è resistente, isola, è di origine naturale. Gli manca la lavorabilità. «Il nostro metodo va proprio in questa direzione: permette di piegare il legno in modo sostenibile e a ridotto consumo energetico, senza comprometterne le proprietà meccaniche», spiega Martina Nardi, ricercatrice del gruppo Smart Materials.
Il metodo è in fase di brevetto ed è tra i dodici progetti selezionati per il BAITE Award 2026. Il lavoro dei prossimi mesi serve a capire in quali settori il legno curvo è più richiesto. Quelli indicati dall’IIT sono la costruzione di strumenti musicali, i giocattoli per bambini, l’arredo e l’interior design.
Lo studio fa parte del programma Flagship dell’IIT «Tecnologie per la sostenibilità», coordinato dalla stessa Athanassiou, che mette insieme competenze di diverse aree dell’Istituto per portare tecnologie sostenibili fino al mercato. «Ripensare i materiali rinnovabili e adattarne le proprietà a diverse applicazioni, utilizzando sostanze chimiche a basso impatto e processi a basso consumo energetico, è una strada concreta verso un futuro più sostenibile», spiega.
L’Istituto Italiano di Tecnologia è anche una delle realtà insediate nel parco tecnologico scientifico degli Erzelli. Sulla collina ha il suo Center for Human Technologies, inaugurato nel 2019, dove si lavora sulle tecnologie per la salute, la riabilitazione e l’interazione fra persone e macchine.