Il 30 ottobre Raising Europe, il podcast in cui Tom Guinness intervista chi costruisce aziende tecnologiche in Europa, ha pubblicato una puntata con Giorgio Metta, direttore scientifico dell’Istituto Italiano di Tecnologia. L’intervista è in inglese, dura cinquantadue minuti ed è registrata a Genova. Si parla di come una scoperta di laboratorio diventa un’azienda, e l’esempio a cui Metta torna più spesso è Generative Bionics, la società di robotica umanoide che ha sede agli Erzelli.
Metta è un roboticista. Nei primi anni Duemila ha guidato la costruzione di iCub, l’umanoide nato da un grande progetto finanziato dalla Commissione europea: servirono circa tre anni per arrivare al robot completo. Oggi iCub ha vent’anni e secondo Metta la piattaforma va ripensata. Il gruppo che ci lavorava ha preso due strade. Una parte dei ricercatori è rimasta in laboratorio a studiare giunti più flessibili, nuovi modi di muovere il robot e l’interazione con le persone. Un’altra parte è uscita e ha fondato un’azienda che costruisce umanoidi grandi e potenti, cioè Generative Bionics.
Guinness gli chiede se lavorare a Genova abbia avuto degli svantaggi. Metta risponde di no: la tecnologia c’era, le persone di talento si trovavano in città e fuori, e quello che serviva per fare ricerca si recuperava senza problemi. Il discorso cambia quando si passa alla produzione su larga scala, che l’IIT non fa. I componenti però si trovano e le competenze per progettare elettronica e meccanica ci sono, quindi Metta vede la possibilità di costruire robot umanoidi anche qui, più avanti. È la stessa direzione indicata da Daniele Pucci a inizio ottobre, quando ha detto che il sito produttivo di Generative Bionics sarà molto probabilmente a Genova.
Buona parte dell’intervista riguarda i ricercatori che diventano imprenditori. Metta racconta che uno su due dei suoi ex studenti gli annuncia una startup, e che all’IIT la metà dei responsabili di ricerca ne ha già fondata una. Ne nascono tre, quattro, cinque l’anno, tutte da ricerca fatta in casa. La spiegazione che dà è culturale: ci sono più esempi di imprenditori riusciti, e università e centri di ricerca hanno smesso di presentare la carriera scientifica e quella d’impresa come due strade alternative. Aiuta anche il fatto che aprire una startup, all’inizio, costi poco.
Sul modo in cui l’istituto accompagna chi parte, Metta descrive un percorso senza una ricetta fissa. Alcune persone interne parlano con i ricercatori quando c’è un’idea, guardano i brevetti, aiutano a capire se esiste un modello di business e li mettono in contatto con i fondi di venture capital e, quando serve, con un amministratore delegato. Ci sono i programmi di accelerazione con le business school, Bocconi compresa. E c’è la soluzione che Metta considera più promettente: un imprenditore esperto che si dedica a tempo pieno a un solo caso. «È stato il caso di Generative Bionics», dice. Il primo passo va fatto bene, con i soldi giusti e il tempo per concentrarsi sul prodotto. Tra i partner cita CDP, che con i suoi fondi di settore può finanziare sia una prova di concetto sia un progetto più grande. Il round da 70 milioni chiuso da Generative Bionics a dicembre 2025 è stato guidato dal fondo per l’intelligenza artificiale di CDP Venture Capital.
Agli investitori Metta chiede pazienza. Una tecnologia davvero nuova cambia il modo di fare le cose e incontra resistenza: il personal computer ha impiegato trentacinque, quarant’anni per diventare un mercato di massa. Per i robot il tempo è ancora più lungo, perché sono hardware. Agli umanoidi di uso generale, spiega, mancano ancora un’intelligenza artificiale addestrata sapendo di avere un corpo, sensori tattili affidabili e la capacità di afferrare e usare oggetti qualsiasi. Per questo suggerisce di partire da applicazioni specifiche, in settori dove si possono già fare ricavi. Generative Bionics ha fatto questa scelta con GENE.01: una base comune da cui ricavare robot per cinque segmenti, cominciando da sorveglianza e sicurezza.
L’argomento su cui Metta insiste di più è il talento. Le persone migliori, dice, non si trattengono soltanto con lo stipendio: vanno dove ci sono i laboratori e le attrezzature per fare qualcosa di interessante. Porta l’esempio del CERN, che ha attirato ricercatori da tutto il mondo grazie alle sue infrastrutture, e uno vissuto all’IIT: quando l’istituto ha avuto un microscopio di ultima generazione, sono arrivati ricercatori dall’estero e qualche italiano è rientrato. L’Europa ha dalla sua la qualità della vita, aggiunge, ma prima servono i luoghi.
Alla domanda su cosa cambierebbe dell’Europa se avesse una bacchetta magica, Metta indica l’atteggiamento verso il rischio: una società che protegge chi prova a fare qualcosa di nuovo e non lo critica se fallisce. Il consiglio ai giovani ricercatori va nella stessa direzione. Crederci e, se manca l’intuito per il modello di business, trovare un amico che abbia già fatto l’imprenditore.
La puntata si può ascoltare su YouTube e Spotify. Il racconto di Generative Bionics fatto dall’azienda è nell’intervista di Daniele Pucci a Fly Me To The Moon e nell’articolo sull’intesa con Eni.
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